Capitoli 38,39,40(1-2) e laboratorio!
CAPITOLI 38 – 39 – 40,2
Dio interviene solo al capitolo 38: tanto ha saputo tacere, ascoltare e incassare! Che era poi quello che Giobbe desiderava e che, invano, chiedeva ai suoi amici: “Ascoltate bene la mia parola e sia questo almeno il conforto che mi date!” (21, 2). È vero che a
Dio chiedeva di parlare, ma chi ha dimestichezza col dolore sa che, in realtà, tutto ciò che vuole chi soffre è di potersi sfogare e di avere accanto qualcuno che lo ascolti. Gli amici di Giobbe erano partiti in quarta a rispondergli, a contraddirlo, ad accusarlo già dopo il suo primo sfogo e avevano motivato il loro intervento proprio con il fatto che non si poteva più stare zitti ad ascoltare i suoi sproloqui: “Chi può trattenere il discorso? (4, 2). Gli amici parlano per difendere Dio, il diretto interessato sta zitto. Forse abbiamo qualche cosa da imparare da Dio, noi che ci infiammiamo, insorgiamo alla prima parola contraria che ci viene detta, alla prima critica che ci viene mossa.
Dio invita Giobbe a guardare profondamente e attentamente attorno a sé. Gli fa una lezione di catechismo, il Catechismo della Fiducia. Io sono Ordine, gli dice, sono Provvidenza, io reggo tutto l’universo (mi occupo perfino del parto delle camozze!) come puoi pensare che ciò che succede a te sfugga al mio controllo? Vengono in mente le parole di Gesù: “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!” (Mt 10, 29.31).
v. 4 “dov’eri tu quando ponevo le fondamenta della terra?” Ciò che Giobbe sa del mondo, lo porta ad accusare Dio di avervi instaurato il disordine. E Dio, con un grandioso affresco cosmico, gli rammenta che l’uomo non può pretendere di governare l’universo. Giobbe voleva inserire Dio negli schemi della saggezza umana e Dio gli fa scoprire l’esorbitanza di questa sua pretesa” (M. Gibert). “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie” (Is 55, 8-9). Tuttavia questa spiegazione non soddisfa. Nel corso dei secoli, l’intervento di Dio ha deluso e scandalizzato molti. Ringraziamo Marianna per avere avuto la semplicità, la franchezza, il coraggio di dire: “Anch’io sono rimasta scandalizzata quando abbiamo letto questi due capitoli!”. Marianna è in buona compagnia. Tra i commentatori moderni, c’è chi ha detto che “quella di Dio è una risposta impertinente e arrogante: Quando io ponevo le fondamenta della terra, tu non c’eri, è evidente, dunque cosa vuoi sapere tu? Sta’ zitto!”. Il Chiusano scrive: “La risposta di Dio arriva e fa inorridire anche noi. Dio risponde infatti vantando quello che è e quello che sa fare, si trincera dietro un arrogante: “Lei non sa chi sono io!”.
Anche il poeta P. Claudel si dichiara deluso, ma non si ferma alla delusione! Scrive, infatti: “Dio parla, ma che delusione! Dopo tutta la lunga arringa di Giobbe, dopo tutti i suoi lamenti, non una sola parola di consolazione o di simpatia. Non una promessa, non una piccola speranza. E non c’è un solo argomento portato da Giobbe al quale l’interlocutore divino si dia la pena di rispondere! Solo un’ostentazione di grandezza e di potenza che non differisce molto dagli argomenti sui quali facevano leva gli amici di Giobbe. Ma il lettore che ha un profondo rispetto per la Parola di Dio non è soddisfatto e allora cerca, pensa, scruta. E lentamente si affaccia nella sua mente un’altra possibilità. E allora “sente” sulle labbra di Giobbe la confessione: “Dov’ero io, Signore? Ma ero con te, mio Dio! Ero nella tua mente, ero nel tuo cuore. Il grido di gioia delle schiere celesti quando venne creata la luce, io me lo ricordo! E sento ancora che esso trapassa questa mia carcassa peritura. O mio Dio, questa domanda: “Dov’eri tu?”, io la ricevo dalla tua bocca per farne una risposta. E capisco allora che tutto è uscito perfetto, puro, ordinato, buono, giusto, obbediente dalle tue mani e che sono stato proprio io (dato che io ero là!) io, con la mia disobbedienza, ad aprire la porta e a far entrare nel mondo il Maligno e il male. Per questo ne provo pentimento sopra polvere e cenere”. Claudel e Chiusano ovvero: le stesse parole della Scrittura possono essere lette con occhi e cuore profondamente diversi! “Questa spiegazione di Claudel, se non è esegeticamente corretta, è teologicamente vera” (R. Cantalamessa). Se il commento di Claudel non rispecchia le intenzioni dell’autore del libro, non contraddice affatto tutto ciò che di Dio ci dicono la Scrittura, la Rivelazione, la Chiesa. “Dov’ero io? Ma ero con te!”: richiama l’interpretazione agostiniana del salmo 32, 11: “I pensieri del suo cuore per tutte le generazioni” secondo la quale quei “pensieri” siamo noi. Ciò è vero anche per la generazione umana: un bimbo, prima ancora di venire alla luce, prima ancora d’ essere concepito, “vive” nel desiderio, nei sogni, nei discorsi dei suoi genitori. E prima ancora, è vivo e presente nella mente e nel cuore della mamma quando da ragazza, sognava di avere un bambino, ne parlava, ne fantasticava con le amiche. E prima ancora, come dice Tagore in una sua una lirica, è presente nei giochi che la mamma faceva da bambina, con le sue bambole. Se un essere umano è presente da così lungo tempo nel cuore di un altro essere umano, non è, a maggior ragione presente nel Cuore di Dio dall’eternità?
Chiara ha aggiunto che Dio non ha l’ultima parola sul dolore. Dio è l’ultima Parola sul dolore: “Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” (Is 53,4). Grazie, Chiara, per il tuo contributo!
v. 4 DOV’ERI TU? Anche l’uomo lo chiede a Dio, soprattutto nel dolore: “Dov’eri tu, Dio, quando io avevo bisogno di te?”. “Quando un uomo è schiacciato dalla sofferenza, Dio non è altrove, Dio è lì, dentro la sofferenza; non soltanto con colui che soffre, ma addirittura in colui che soffre Egli tace ma è presente. Il silenzio di Dio è soltanto una metà del tutto, l’altra metà è la sua presenza misteriosa, ma reale”. (V. Mannucci). L’uomo è un essere contraddittorio: vuole che Dio se ne stia al largo, fuori dalla sua vita, per poter fare ciò che vuole (soprattutto in campo morale dove pretende di avere potere sulla vita e sulla morte), poi però vuole, esige, pretende che, in determinate situazioni, Dio ci sia. Tempo fa, negli Stati Uniti, uno squilibrato, armato di fucile, fece irruzione in una scuola materna uccidendo diversi bambini. Su un giornale venne pubblicata un’anonima “Lettera aperta” a Dio: un tremendo atto di accusa che finiva con questa domanda: “Dov’eri tu, Dio?”. C’era anche la risposta, laconica: “Spiacente di non aver potuto fare nulla, ma non ho il permesso di entrare nelle vostre scuole. Firmato: Dio”. Si son tolti i crocifissi dalle scuole, Dio non ha più diritto di entrarvi….
* I capitoli dal 38 al 41 sono stati definiti: Giobbe nel Paese delle Meraviglie; Giobbe pellegrino stupito in mezzo ai misteri di Dio. Impossibile non restare incantati davanti alle immagini poetiche: Le stelle del mattino che gioiscono in coro, i figli di Dio (cioè gli Angeli) che applaudono (38, 7); il mare “vestito di nubi e avvolto in fasce” (38, 9); l’Orsa che se ne va a spasso con i suoi figli (38, 32). Bellissima poi la signora Aurora, brava donna di casa che al mattino si affaccia alla finestra e scuote il multicolore tappeto del mondo, scrollando via da esso i malvagi (38,12).
* Dio fa poi sfilare gli ANIMALI, come fece un tempo davanti ad Adamo e poi davanti a Noè. Essi sfilano come altrettante lettere dell’alfabeto della natura. L’IBIS E IL GALLO (38,36): due volatili le cui funzioni meteorologiche erano note nell’antichità: l’ibis segnalava le piene del Nilo mentre il gallo era considerato una specie di barometro vivente: annuncia il giorno e, secondo alcune credenze popolari, anche la pioggia. LE CAMOZZE (39,1) o capre del deserto nubiano, per partorire, si nascondono tra i dirupi, riapparendo solo con il loro nato. Molte traduzioni portano: “camosci o stambecchi” al posto di camozze perché “camozza” è detta la femmina del camoscio in alcune regioni del nord Italia, specialmente in Veneto. L’ONAGRO (39,5) è l’asino selvatico asiatico, probabile capostipite delle razze domestiche. LO STRUZZO (39,13) era considerato dagli orientali l’animale più stupido del creato per il suo strano piumaggio da cicogna, e il più trascurato, sciocco, crudele perché, nelle ore più calde del giorno, abbandona le uova, coperte da uno strato di sabbia, col rischio che vengano schiacciate (Lam 4, 3: “La figlia del mio popolo è diventata crudele come gli struzzi”). Lo struzzo è considerato impuro dalla legge ebraica (Dt 14, 15).
* PER LA PREGHIERA *
* Per le meraviglie del creato, ti applaudiamo Signore! (Rosaria)
* Ti applaudiamo, Signore, per la fiducia che riponi in noi, anche se noi non sempre la ricambiamo con la stessa intensità (Marianna)
* Per il dono della vita di ciascuna di noi, ti applaudiamo Signore! (sr. Paola)
* Per la semplice, geniale idea di restare in mezzo a noi nascosto in un pezzetto di pane, ti applaudiamo, Signore!
Continua tu…
LABORATORIO!
Per vedere anche noi dal vivo le MERAVIGLIE del creato, siamo state ospiti presso il laboratorio di PALEOPALINOLOGIA (studio del polline fossile!!!) presso l’università La Sapienza e siamo state affascinate dalle spiegazioni di Donatella e da quello che abbiamo visto nei microscopi! Grazie, prof.! Grazie, Dio, delle cose meravigliose che hai creato: sei FORTE!!!






LAURETTA detto,
27 Aprile 2009 a 17:59
Confermo! E’ stata una bellissima esperienza. Grazie, cara Donatella, della tua ospitalità e dei tuoi modi semplici e gentili. Una lezione di vita, oltre che di scienza!! Ti vogliamo bene.
srpaolaosu detto,
27 Aprile 2009 a 21:29
Vero, vero!!!
LAURETTA detto,
1 Maggio 2009 a 15:23
Carissima Nadia, siamo giunte al termine di quella maratona di 42 capitoli che è il libro di Giobbe! Soltanto oggi (festa del lavoro!) ho avuto un momentino di tempo per rivedere tutte le sintesi dei nostri incontri pubblicate da sr. Paola. E’ stata una gioia scoprire che ci hai seguito con fedeltà, anche aggiungendo belle osservazioni e preghiere. Grazie di cuore!
Prego che “più del sole meridiano splenda la tua vita,
l’oscurità sia per te come l’aurora
e il tuo cuore possa riposare tranquillo!”
(cfr. Gb. 11, 17-18)
Con affetto
lauretta*
srpaolaosu detto,
1 Maggio 2009 a 17:50
Davvero grazie di essere stata con noi in questo cammino con la Parola! Ciao
nadiadea detto,
2 Maggio 2009 a 12:44
Grazie a voi !Lauretta, Sr.Paola e le ragazze per avermi trasmesso via cavo, una bellissima lettura, ricca di sentimento, amore,riflessioni e meditazioni che ha arricchito la mia vita interiore ed esteriore in quanto mi sono sentita una di voi …in mezzo a voi. Grazie davvero!! Nadia
srpaolaosu detto,
2 Maggio 2009 a 12:47
Ma certo che sei con noi!!! W la tecnologia, che elimina le distanze e permette alla Buona Notizia di correre più velocemente!!!