Omelie di p. Vincenzo e don Gianpaolo
NON TUTTE LE CREPE VENGONO PER NUOCERE
* OMELIA DI PADRE VINCENZO *
Grazie a tempestivi lavori di manutenzione, nella casa delle suore Orsoline, in questi giorni di grandi acquazzoni, non ci sono state infiltrazioni d’acqua, mentre se ne sono verificate parecchie nella cappella della Sapienza… Un mio confratello pessimista scova ogni giorno nuove macchie di umidità.
Anche la nostra società ha delle crepe. C’è allarmismo perché è tempo di recessione, calano i consumi. La nostra università ha le sue “crepe”: a Fisica continuano le occupazioni. La nostra vita (a livello fisico e morale) mostra le sue crepe…
C’è da preoccuparsi? Forse sì. O forse no. Perché “non tutte le crepe vengono per nuocere”. Le crepe lasciano passare qualcos’altro, permettono un varco a qualcos’altro: all’intelligenza, alla creatività, allo Spirito.
Commentando poi il vangelo, padre Vincenzo sottolinea come Maria e Giuseppe mostrano un’apertura straordinaria al mistero. Cosa significa il fatto che Maria, prima di avere un rapporto, sia rimasta incinta? Significa che lo Spirito di Dio precorre le cose. Questo vale anche nella nostra, nella vostra vita: prima del nostro agire, nel lavoro come nello studio, c’è l’azione dello Spirito Santo che anticipa le cose divine. Nel prima arriva Dio, arriva lo Spirito che crea la comunione con le cose divine, rende capace la nostra vita di comunione con le cose divine. Lo Spirito passa attraverso le crepe della nostra povertà, attraverso la nostra insufficienza. Allora: benedetta povertà, benedetta umanità!
È TEMPO DI RICOMINCIARE A SOGNARE!
* OMELIA DI DON GIAMPAOLO *
Don Gianpaolo si ricollega all’omelia di P. Vincenzo dicendo che anche nella chiesa di S. Giuseppe in questi giorni è entrata l’acqua, a causa di alcune crepe. E sì, anche la Chiesa ha le sue crepe… Ma possiamo leggerle in positivo: se l’acqua è simbolo dello Spirito Santo, allora anche le crepe possono diventare mezzo attraverso il quale lo Spirito entra nella Chiesa.
Commenta poi il vangelo del giorno soffermandosi sulla figura di S. Giuseppe del quale sottolinea due aspetti.
1. Il vangelo di Matteo ci presenta Giuseppe come l’uomo che sogna. Sognare significa non calcolare le cose a tavolino, non fare programmi. Se calcoliamo, se programmiamo diventiamo incapaci di immaginare cose grandi. È tempo di ricominciare a sognare! È tempo di dilatare il cuore per far posto a passioni grandi, a nuove possibilità di vita. Nel sogno io abbasso le mie difese e così permetto allo Spirito di entrare nella mia vita, permetto all’altro e all’Altro di entrare nella mia vita.
2. San Giuseppe non è solo l’uomo dei sogni. E’ anche l’uomo della concretezza. Egli sogna e poi fa come gli aveva detto l’angelo. Fa da sveglio, cioè in modo consapevole, ciò che ha sognato. Chiediamo al Signore la grazia di essere uomini e donne consapevoli, coscienti, che assumono pienamente la loro vita. Assumersi le proprie responsabilità significa non fare più le cose a casaccio, non rispondere a casaccio a Chi ti chiama…