Favola di Lauretta per la festa – Ali di farfalla
Alessandro sta percorrendo i vialetti del parco, in sella alla sua bicicletta rossa. Nonno Fabrizio, seduto su una panchina lo tiene d’occhio, da lontano. Quando il bambino gli passa davanti, il nonno lo costringe a fermarsi:
— Basta, Ale, sei tutto sudato. Siediti qui un momentino, vicino a me.
— Uffa, nonno! Ancora un giro, ti prego!
— Il giro lo farai dopo, adesso vieni che ti faccio vedere una bella cosa.
Incuriosito, il bambino smonta dalla bicicletta. Nonno e nipotino osservano un bruco nero, peloso, che si sta inerpicando lungo lo stelo di un’ortica.
— Nonno, hai detto che mi facevi vedere una bella cosa, ma questo è un po’ schifosetto!
(“Ehi, come ti permetti, bambino?”, strilla il bruco, che si chiama Sempronio, ma Alessandro e il nonno non lo possono sentire, per questo metteremo le sue parole tra parentesi).
— Adesso è bruttino, sì — dice il nonno ma, tra qualche settimana, sarà una magnifica farfalla.
(Una farfalla, io? Ma mi faccia il favore!).
— Lo so, nonno, l’ho studiato a scuola!
— Bene, allora raccontami tutto quello che sai sui bruchi.
(Sì, bravo, son curioso di sentirlo anch’io!).
— La maestra Annarita ci ha insegnato che, dalle uova deposte dalle farfalle in primavera, escono i bruchi che subito incominciano a mangiare e mangiare… vedi, nonno, le foglie qui intorno, come sono rosicchiate? A forza di mangiare, il bruco diventa grasso, ma grasso, come un porcello!
(Ehi, bambino, vedi di non offendere!).
— Quando è grasso, grassissimo, il bruco, come dire, scoppia, e cambia pelle diverse volte.
(Io dovrei scoppiare? Ma non farmi ridere!).
— Dopo che il bruco ha cambiato pelle, incomincia a produrre un lungo filo appiccicoso che si avvolge attorno al corpo: è il bozzolo, dentro al quale il bruco avvizzisce, come se stesse per morire.
(Oh, oh, ma che razza di storia stai raccontando?).
— Ma non muore — prosegue Alessandro.
(Ah, per fortuna, mi avevi messo paura!).
— Dentro al bozzolo, con tremiti e contorcimenti, il bruco si scortica.
(Ma questo è un racconto dell’orrore! Bambino, di’ alla tua maestra che è proprio sadica).
— Quando il bruco si è tutto scorticato — continua Alessandro, imperturbabile — non è più un bruco: è diventato una pupa.
(Pupa, hai detto? Certo che la maestra Annarita, ne ha di fantasia! Pupa io, ma se sono un bruco, maschio. Senti, bambino, a me non va proprio di trasformarmi in pupa. Sai come mi prenderebbero in giro! Mi sembra già di sentire qualcuno, nel prato, che dice: «Ehi, bella pupa, vieni qua! Come ti va la vita, pupa?». Io non voglio diventare una pupa, io sto bene così!).
— E poi la pupa, che cosa fa? — domanda il nonno.
— La pupa, che nel bozzolo se ne stava immobile, senza mangiare…
(Senza mangiare, io? Questa sì che è bella!).
— Ma perché mi interrompi, nonno?
— Io non ho detto niente, Ale.
— Ah, mi sembrava. Allora la pupa, un bel mattino, incomincia a dare delle capocciate nel bozzolo, finché riesce a romperlo e a uscire fuori, con un bellissimo paio di ali: è diventata, finalmente, una farfalla!
(Tientele pure, le tue ali, io non le voglio! In vita mia, non ho mai sentito una storia tanto assurda e strampalata).
Scuotendo il capo, contrariato, Sempronio si allontana e nonno Fabrizio osserva:
— Hai visto, Ale, come se n’è andato, il bruco? Sembrava quasi offeso.
— Ma dai nonno, cosa dici? I bruchi, mica si offendono!
Per fortuna, Sempronio non ha udito quest’ultima osservazione di Alessandro. Se n’è andato a mangiare le foglie d’ortica.
A mangiare e mangiare finché…
Finché, un pomeriggio di primavera inoltrata, una bellissima farfalla arancione e blu sfiora i capelli di Alessandro, con una carezza gentile.
— Avevi ragione, caro bambino! — dice la farfalla — È stato doloroso, sai e sono ancora un po’ scombussolata ma, come vedi, ne è valsa la pena. Dovessi ritornare indietro, rifarei tutto, senza esitazione!
— Nonno, guarda, una farfalla! — esclama Alessandro.
Il bambino si ferma, con aria riflessiva poi domanda:
— Nonno, anch’io, per crescere, dovrò patire tanto, come le farfalle?
— Ogni cambiamento è faticoso, Alessandro, ma necessario. La vita dell’uomo è fatta di lotte, cambiamenti, salti, è un continuo travaglio, ma un giorno, tutto questo sfocerà in una perenne, stabile, felicità. Allora anche noi avremo ali, come farfalle.
nadiadea detto,
31 Maggio 2009 a 13:54
Complimenti a lauretta per le sue favole che leggo sempre molto volentieri… Ciao nadia